In un post di qualche tempo fa, ho citato il saggio di Zygmunt Bauman “Paura liquida”. Nel libro il sociologo-filosofo analizza con un’ indagine, direi esaustiva, tutte le possibili paure che affliggono gli umani e ne spiega origini e ragioni. Dalla paura primaria della morte a quella della perdita del lavoro, dal terrore della malattia, della povertà, della criminalità, sotto tutte le sfaccettature possibili. Da qualche anno, come esiste la fabbrica del consenso, esiste ed ha il suo codice di marketing, anche la fabbrica della paura. Diciamo che l’amministrazione Bush, ha organizzato su scala planetaria una vera e propria produzione di “Paura”. La guerra contro i terroristi, oltre ai morti e alle distruzioni, ha sviluppato una mefitica ossessione verso tutti coloro che erano percepiti come potenziali “nemici”. Risultato: sospensione di diritti, di libertà, caduta della fiducia, atmosfera depressiva. Ora il confine fra paura e paranoia è labile. Se per la prima vi sono fondati argomenti per temere, esempio ” assistere ad una rapina in banca, indi essere in una situazione oggettiva di pericolo”, per la seconda è sufficiente “un patologico, irrazionale sentirsi sotto minaccia” per entrare in una dimensione di panico. Credo che ciò che sta accadendo in Italia sia riconducibile alla paura, con sacche di vera e propria psicosi paranoide. Sulla Repubblica di lunedì Ilvo Diamanti illustrava un indagine Demos-Coop sulle insicurezze degli italiani. Preoccupazioni e timori che toccano anche le regioni “rosse” di tradizione solidaristica. E’ evidente che il portato di questo allarme sociale, ( ben giostrato dai politici che ne traggono vantaggio) sia individuato nello straniero, nel diverso, nel clandestino. Il nostro paese ha organizzazioni criminali fra le più pericolose al mondo, vedi alla voce “camorra”, ma la percezione più forte è che a delinquere siano gli extracomunitari, gli zingari,gli irregolari. Poco importa se un giovanotto italianissimo, stupra e mette incinta una ragazzina marocchina o una brava famiglia veronese massacra e brucia un rumeno per intascare i soldi dell’assicurazione. Queste notizie sono”sorvolate” dai media, che all’inverso sbattono il “mostro in prima pagina” se il reato è compiuto da uno straniero. Due piccole note prima di chiudere. Si dirà che l’espandersi del fenomeno nasce dalla diffusa povertà. Mi permetto di contestare quest’idea. Questo paese è molto ricco, basta osservare, per esempio, i dati del Salone nautico a Genova, o passeggiare per una via centrale zeppa di boutique,o cenare al ristorante a Roma o Firenze. Il fatto disperante è che chi è ricco è sempre più ricco e che la forbice fra indigente e possidente si è enormemente allargata. Leggo dall’articolo di Giampaolo Visetti:”L’indice di disuguaglianza fra chi ha poco e chi molto, è il più alto del continente.” Per finire, vi racconto le mie personali paure, che sono quelle di finire in una clinica dell’orrore con medici macellai, di cadere vittima di una sofisticazione alimentare o ambientale che mi avvelena, di precipitare nella barbarie di incontrollate violenze di massa, come in tutti gli incipit delle dittature.. Ma quest’ultima è solo una incubosa paranoia, da esorcizzare con un auto-sberleffo.
Tag: Zygmunt Bauman
Giugno 11, 2008 alle 7:23 pm |
in greco antico ” fobos ” è la paura cieca ed istintiva, ” deos ” è la paura che nasce dalla razionale coscienza del pericolo
Fobos è figlio di Ares, dio della guerra ed è una divinità venerata soprattutto a Sparta . Sugli scudi dei guerrieri sono raffigurate l’immagine di Fobos e quella della Gorgone.
A Roma gli dei dell paura sono Metus e Pavor .
La strumentalizzazione della paura da parte del potere è una costante storica .
Giugno 11, 2008 alle 7:34 pm |
La povertà , la miseria, la fame sono state una costante della nostra storia, fino agli anni Sessanta, che non sono poi così lontani. La gente ha il terrore di riprecipitare in quel baratro, di cui anche i giovani hanno ancora memoria , se non altro attraverso i racconti dei vecchi.
E se li rimandassimo – i nostri giovani-le nostr ragazze- a zappare la terra, ad accudire mucche , a pascolare capre e pecore, a fare i tagliaboschi e carbonai ? A fare tessuti in lana e cotone? Virtù della matrona romana: ” fece la lana, diresse bene la casa” Non è più il tempo: passato, finito, fertig, per fortuna dico io !
Giugno 12, 2008 alle 7:37 pm |
Ricordando un famoso romanzo di Orwell (1984)credo che abbiano spostato il tiro dalla “guerra” alla “paura.Basterebbe leggere il romanzo e cambiare le due parole e notare che poi la realtà noi poi così lontana…