Cominciamo con lo sfatare un luogo comune, quello che vuole Monica Bellucci donna bellissima, ma pessima attrice. In “Sangue pazzo”, fiammeggiante melodramma di Marco Tullio Giordana, ricopre il ruolo della “diva Luisa Ferida”, fra ingenuità, miseria morale e perversioni piccolo-borghesi, dark lady provinciale di un’Italietta ignobile e spregevole, Monica dà la migliore interpretazione della sua carriera. Luca Zingaretti nei panni di Osvaldo Valenti, racchiude l’ambiguità del personaggio, in momenti istrionici spesso sopra le righe, e disegna la figura di un fascistello cialtrone più irresponsabile e sciagurato che colpevole. Alessio Boni ha la parte, inventata di sana pianta, di un regista aristocratico, gay e antifascista. Quasi una controfigura di Luchino Visconti. Qualche critico, infatti ha ipotizzato che se a dirigere “Sangue pazzo” ci fosse stato Visconti avremmo avuto un capolavoro. Il film invece è discontinuo con momenti alti e cadute da fiction televisiva. Sceneggiatura tormentata e rimaneggiata, questo film dalla gestazione lunga e complessa, è stato girato da Giordana non con un intento di critica storica,(le vicende sono in parte frutto di immaginazione), ma dal desiderio di raccontare ” un pezzo di storia del cinema italiano” con i suoi fatti e misfatti sempre comunque con l’occhio di chi ama appassionatamente il proprio lavoro. L’atmosfera di sensualità disfatta non coinvolge lo spettatore,come se anche le scene di passione fra i due amanti fossero finzione, mentre sequenze indimenticabili e di grande impatto emotivo sono l’urlo della prigioniera torturata dalla banda Koch, piccolo-grande cammeo di Sonia Bergamasco, il ritrovamento dei giovani uccisi dai repubblichini e conseguente raffica rabbiosa dei partigiani sotto gli occhi smarriti e dolenti dei due protagonisti, ormai travolti dall’orrore della guerra. Con molti se e molti ma, nel complesso un film interessante che fa discutere.
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