Nei miei viaggi per la città su autobus e metropolitana, mi capita sempre più spesso di incontrare una povera vecchia storpia, malata di Alzheimer. In preda ai deliri del morbo, la donna ripete a pappagallo con voce, ora cantilenante ora urlante: “Fuori gli stranieri dall’Italia, via tutti..fuori..” Come un mantra da un un mezzo all’altro, questa specie di rudere umano dice cose che ascolta nei vari viaggi e termina sempre con la medesima imprecazione contro “gli stranieri”. Intanto sotto gli occhi dei passeggeri, la polizia locale e i controllori dei tram “rastrellano” gli immigrati; quelli senza documenti vengono scortati in questura. Alle farneticazioni della vecchia non fa caso nessuno, in fondo in una grande città si è abituati al vaneggiamento dei fuori di testa, ma io non riesco a rassegnarmi all’indifferenza sia verso la vegliarda malata ( avrà una famiglia? i servizi sociali sono avvisati?) sia verso la rudezza per non dire brutalità con cui i tutori dell’ordine trattano gli extracomunitari. Il viso della canuta signora mi ricorda una litografia di Goya, che raffigura una laida sdentata mendicante e poiché spesso, dopo gli starnazzanti deliri,reclina la testa sul seggiolino che ha davanti, sembra l’identica copia del “Sonno della ragione”, sempre di Goya. Per chi non ricorda, il dipinto mostra un dormiente, capo poggiato su un tavolo, che sogna creature alate e mostruose. Grandiosa metafora dell’eclissi della ragione che produce violenza, angoscia, abbrutimento. In questo caso la metafora è piccola ma insidiosa. Comunque è il segno di una permeante, insostenibile disumanità. — P.S. I dipinti di Francisco Goya si trovano a Madrid al Museo del Prado.
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