Qualche giorno fa, aspettando in uno studio medico il mio turno di visita, ho rincontrato un vecchio amico, che non vedevo da molto tempo. Allora, lui ex-socialista lombardiano, io apartitica, libertaria-legalista o se preferite conservatrice-rivoluzionaria (ridicolo ossimoro), avevamo molto da discutere e da criticare, ma tutto sommato, stavamo bene. Il nuovo secolo iniziava con promesse di prosperità e di”relativa” pace, le torri gemelle stavano saldamente radicate a New York, poi di disastro in disastro dalle guerre ai dissesti ecologici, all’economia globalmente “precaria”, ci siamo trovati, chi più, chi meno col sedere per terra. Espressione cruda, ma efficace. Dopo i consueti convenevoli sulla salute, mi ha detto con fare sconsolato: ” Sono nato alla liberazione dal fascismo, non vorrei crepare con i fascisti che tornano alla carica.” Mentre lo salutavo, cercavo di confortarlo, dicendo che, “quella vecchia forma di fascismo è morta e sepolta e se mai, una sorta di surrogato è possibile, ma la democrazia è ben salda.” Frase detta tutta in un fiato, per liberarmi dalla mia ansia e anche dal suo pessimismo. La sera però, ascoltando il jingle di una pubblicità di un aperitivo, ho spalancato le orecchie. Era una canzonetta anni 40′, stile littorio, Voce del Padrone-E.i.a.r.
Maggio 17, 2008 alle 6:23 pm |
anch’io, davanti a quel gingle ho subito rizzato le orecchie, non sei stata l’unica: si sa , la pubblicità è lo specchio dei tempi!