Il treno per Darjeeling

By abarthur

Per Wes Anderson, quarantenne regista texano, succede come con Lars Von Trier, o lo si apprezza incondizionatamente o lo si detesta cordialmente. Questo accade più da parte del pubblico che da parte dalla critica, anche se, i giudizi sono spesso controversi, se non antitetici. Succede anche per questo ” on the road” indiano, Il treno per Darjeeling che alcuni hanno recensito con entusiasmo, altri con sufficienza. Dirò subito che Anderson non è fra i miei autori favoriti e che questo viaggio indiano coloratissimo, originale e strampalato mi lascia piuttosto freddina. E’ la storia di tre fratelli, che dopo la morte del padre si riuniscono, allo scopo di riannodare legami famigliari più che sfilacciati, e per ritrovare oltre la madre, un comune senso di spiritualità. Il viaggio in treno per un India bollywoodiana genera uno straniante umorismo, non troppo divertente, non troppo malinconico. Se Anderson aveva l’intento di sbertucciare gli occidentali affamati di esotismo e di guru, o il cinema patinato di Ivory, non so, ma il suo film pur nella brillantezza di colori e di interpreti, risulta noiosetto. Le polveri dei nonsense non accendono frenesie corrosive. I tre bizzarri fratelli sono Adrien Brody, Owen Wilson, Jason Schwartzman. La stravagante madre è Anjelica Huston, in un breve cammeo, compare pure Bill Murray. A chi piace il genere eccentrico metà genialoide, metà demenziale, ok il film è suo!

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Una Risposta a “Il treno per Darjeeling”

  1. flappi Dice:

    anch’io ho visto il film e non l’ ho trovato particolarmente divertente – Concordo con il tuo giudizio – belli i colori e fantastico il set di valigie del papà , che i tre si trascinano dietro per tutto il viaggio, fino al momento in cui le abbandonano – come dire- finalmente ci siamo liberati del babbo!

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