Lettere dall’esilio-Barcellona

By abarthur

Il mio amico Fred, che poi sarebbe Federico, stimato bancario di un noto istituto di credito, ha chiesto e ottenuto di andare a lavorare in Spagna. Conosce tre lingue, è un eccellente professionista, ed ha uno spirito di iniziativa e di comunicativa non comuni. Ha scelto Barcellona perché lui nato a vicino a Venezia, ama le città di mare. Fred è gay e da molti anni, ha un compagno che fa il farmacista una piccola città della provincia. La loro vita in comune si è sempre limitata alle vacanze. Per rispetto verso la famiglia, e per le convenzioni del mondo del lavoro, Fred si è abituato a fare i salti mortali, per nascondere e al tempo stesso vivere questa relazione. Insomma un omosex” tranquillo”, non un “frocio esasperato” anche se, orgoglioso e mai pentito. Sperava nei Dico, ed era già pronto a trasferirsi a Roma, ma gli ultimi eventi politici “sotto gli occhi di tutti”, lo hanno raggelato. Quindi ha deciso il grande salto. Ieri mi ha scritto da un caffè sulle Ramblas, in preda ad una certa “giovanile euforia”, (il fanciullo ha girato la boa dei cinquanta,) raccontandomi l’aria di libertà che respira a Barcellona, città caotica, vivacissima ed accogliente. Ora sistemata la casa, aspetta che il suo compagno, lo raggiunga. Nessuna idea di matrimonio, per carità, ma finalmente una vita in comune vissuta senza la plumbea cappa di condanna sociale. Mi chiede se anche quest’anno si farà il Gay-Pride nella capitale, ed io francamente non so cosa rispondergli. Dopo i rituali baci, abbracci mi invita ad andarlo a trovare. Appena possibile, prenderò un aereo e gli racconterò di persona le ultime news dal Belpaese.

Una Risposta a “Lettere dall’esilio-Barcellona”

  1. flappi Dice:

    anch’io vorrei essere su quell’aereo per Barcellona , e non sono la sola!

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