Passato nella Settimana della critica a Venezia con grande successo, La Ragazza del lago riesce nelle sale cinematografiche, dopo aver vinto inaspettatamente una messe di premi David di Donatello. I corrispettivi italiani dell’Oscar sono stati assegnati al regista Andrea Molaioli , già aiuto di Nanni Moretti, per la regia e per il suo ruolo d’esordiente regista. Oltre ai premi per la sceneggiatura e altro ,va ricordato il David a Toni Servillo, come miglior interprete maschile. Tutto il cast sia attoriale, sia tecnico è di grande caratura. Tornare ad un film incisivo e di qualità eccellente ,come da molto il cinema italiano non esprimeva, è aggiungere qualche riflessione a ciò che è stato scritto subito dopo l’uscita. Da Paolo Mereghetti a Dario Zonta a Paolo D’Agostini, i critici si sono espressi in modo più che lusinghiero con accenti di inusitato entusiasmo. Infatti il film è come un buon vino, più lo rivedi più lo apprezzi. L’opera è giocata sul registro dell’essenzialità e della sottrazione. Di ” genere”, ma tirato per i capelli, si può dire un poliziesco filosofico che, indaga non tanto o non solo su un delitto, ma sul dolore, sull’ambiguità, sul male sotterraneo che coinvolge tutti. Per quanti rimandi letterari o filmici La ragazza del lago evochi: il commissario interpretato da Servillo ricorda l’Ingravallo di Germi nel “Maledetto imbroglio”, l’atmosfera nordica e rarefatta è quella affine a Durrenmatt, la cifra del film è un dolente pudore, un ordinario disagio o disastro esistenziale, un disorientamento di fronte alla tragedia che finisce per coinvolgere lo spettatore. Elemento essenziale per rappresentare l’intensità del racconto è il paesaggio. Girato nel nord Friuli fra Udine e Tarvisio al confine con l’Austria, le montagne , le vallate, i paesini sono fondale inscindibile al procedere della storia fino al simbolico lago, luogo di morte e di innocenza, di purezza e di ineluttabilità del male. Già uscito in DVD, assolutamente da vedere. Agli spettatori friulani e no, affascinati da boschi e montagne un cinefilo mandi.
Tag: Andrea Molaioli, Anna Bonaiuto, Fabrizio Gifuni, Omero Antonutti, Toni Servillo, Valeria Golino
Aprile 22, 2008 alle 7:32 pm |
un caro mandi – che significa ” mane diu” cioè vivi a lungo anche a te -
Aprile 23, 2008 alle 5:06 pm |
come mi è piaciuto Omero Antonutti che parlava friulano !
Aprile 30, 2008 alle 2:02 pm |
visto che la storia è ambientata nell’Alto Friuli, cioè nei miei paesi, lascio qui la ricetta del ” frico di patate “, che si mangiva praticamente tutto l’anno con polenta e radicchio – ora si trova- spesso mal cucinato- in ogni ristorante , trattoria, frasca, osteria dell’alto e del basso Friuli, ma una volta era la disprezzata cena dei poveri montanari- Cos’ lo faceva mia nonna Lucia:
Frico di patate
Tempo necessario: anche un’ora
Per quattro persone
250 g. di formaggio Montasio (possibilmente autentico- stagionato per sei mesi- al massimo dodici , se si vuole un piatto più saporito )
600 g. di patate
sale – olio per ungere la padella ( ma una volta si usava lo strutto)
Pelate le patate e tagliatele a fettine sottili.
Passatele in una padella antiaderente con l’olio- poco- e salatele quanto basta. Fatele cuocere a fuoco basso e mescolatele fino a quando inizino a sfaldarsi ; a quel punto , schiacciatele con una forchetta fino a quando non siamo divenuto un polpettone, che non va mai lasciato cuocere a fondo. Solo a questo punto aggiungete il formaggio tagliato a dadini- rimascolate velocemente il tutto, fino a quando il frico non sia diventato consistente- Fate fare al composto una bella crosta dorata su entrambi i lati , stando attenti a non rompere il frico quando lo girate .
La polenta deve essere dura, da tagliare con il filo ed il radicchio condito con lardo fritto ! Il vino? Ovviamente friulano . Quale?